Sunday, 26 June 2016

Social, connessioni e un po' di revival

Stasera ho cenato a un tavolo di distanza da Sean Penn!

Ero senza occhiali, e con i miei colleghi ci siamo interrogati per una buona mezz'ora se fosse lui o no...il tipo aveva l'aria un po' troppo sana rispetto alle ultime foto che ricordo di SP... Ma alla fine abbiamo guardato bene ed era effettivamente lui. Tra l'altro niente di piu' probabile, visto che ha una ONG attiva ad Haiti dai tempi del terremoto, e che all'epoca lui stesso aveva passato diversi mesi qui a lavorare per gli sfollati. 
:)

E, per associazione di idee,ci siamo fatti altre quattro risate ripensando alla storia della PERSONALITA misteriosa che ci toglie il sonno...
Non ricordo se ne avevo accennato, ma per tre settimane e' stata qui in casa con me una tipa di Lione che lavora come communication expert e che e' stata mandata in tutta fretta qui ad Haiti per organizzare la venuta di un super VIP, che avrebbe dovuto passare la bellezza di 3 ore a Port au Prince per una visita segretissima ad alcuni beneficiari, allo scopo di fare una mega donazione alla mia organizzazione.
...3 settimane di lavoro frenetico per organizzare 3 ore di visita serratissime... roba da pazzi... E nel segreto piu' assoluto! Nessuno e' riuscito a sapere, a estorcere alla tipa, il nome della PERSONALITA', nemmeno quando, all'ultimo momento, la visita e' saltata per non so quali problemi logistici ...Pare che il suo servizio di sicurezza fosse talmente stressato da vietare alla tipa di svelare a chicchessia, tranne al capo missione qui e al DG a Lione, l'identita' di sto personaggio... Per cui ovviamente i nostri nasi si sono allungati a dismisura e si sono scatenate le elucubrazioni e le scommesse piu' assurde, da Bono Vox a Angelina Jolie, da Leonardo DiCaprio a George Clooney... Ma siamo tutti rimasti a bocca asciutta, nessun petteguless, nessuna fuga di notizie... tutti con la bocca cucita neanche ci fossero di mezzo i servizi segreti....oddio......che ho detto...... ;)

Comunque la cosa divertente e' che e' rimasta nell'aria, sospesa, la presenza-assenza di questa PERSONALITA' (e la parola va pronunciata con voce bassa, vibrante e piena di pathos)  aleggiante su di noi, misteriosa, un po' inquitante... tipo cosi' insomma:

https://www.youtube.com/watch?v=9z1bFcdJCss 

Oppure, ancora meglio:

https://www.youtube.com/watch?v=5hAjWNyz1VM
:):):)

Ieri poi e' successa una cosa bizzarra... Ho postato su FB una foto del tramonto scrivendo 'Sunset in Haiti'...E immediatamente mi scrive una mia vecchia conoscenza, un ragazzo conosciuto in Ciad nel lontano 2011, con cui sono rimasta in contatto saltuariamente, che mi dice di essere qui pure lui! Potenza dei social... Me lo aveva detto mesi fa in effetti, ma avevo completamente rimosso l'informazione... E quindi ci ritroviamo qui, a distanza di una vita, e mi invita a una festa...
E' stato piuttosto straniante, anche perche' c'era pure un altro ragazzo alla festa, anche lui del Burundi e anche lui conosciuto durante la stessa missione in Ciad (e rivisto 2 anni dopo sempre a Ndjamena)... Ancora mi ricordo le feste a casa sua all'epoca, e mi sento tutt'ora, a volte, con le altre persone conosciuto durante quel mese e mezzo di tanti anni fa, che gia' era stato un susseguirsi di incontri piuttosto allucinanti, partiti tutti da questo ragazzo....  Quando si dice dei sei gradi di separazione tra le persone..... 

Insomma, senza entrare nei dettagli di tutte quelle bizzarre connessioni (ci vorrebbe un'ora almeno...), ci siamo ritrovati qui, e la festa e' stata carina, finalmente l'occasione di chiacchierare con qualcuno di diverso, persino in italiano!!! Che boccata d'aria fresca! Che sensazione di liberta'! Ne avevo bisogno... I miei colleghi sono tutti molto carini, ma sempre loro e io, io e loro... dopo un po'... che angoscia... ;)




Sunday, 19 June 2016

Riflessioni esistenziali contorte

No, decisamente c'è qualcosa che non gira bene qui...e non riesco a capire cosa sia...

Vengo da un weekend di relax assoluto, ieri sono stata a casa tutto il giorno, le mie colleghe mi hanno proposto la piscina ma, anche se all'inizio pensavo di andare, alla fine la pigrizia ha avuto il sopravvento e sono rimasta a casa a crogiolarmi beatamente nel nulla.
Oggi mi sono alzata ragionevolmente presto, ho declinato il loro invito ad andare verso la montagna e me ne sono stata in piscina tutto il giorno, comoda, rilassata, a leggere, nuotare, sonnecchiare, mangiare e whatsappare... Un idillio insomma... Sono fresca e riposata, domani al lavoro non mi aspetta niente che non sappia come gestire...

...E allora? Cosè che non mi torna? Perchè non mi sento completamente a mio agio? Cosa c'è che non gira per il verso giusto?

Il lavoro ha più o meno ingranato, sono meno stressata e più sicura. Non è la cosa più interessante del mondo, ma io in genere mi adatto abbastanza bene, mi metto a testa bassa e faccio quello che devo senza troppo interrogarmi se mi dà soddisfazione o no.
E alla fine quello che mi dà soddisfazione è aver fatto un buon lavoro, indipendentemente (entro certi limiti) dalla natura del lavoro stesso.
E poi ho messo in conto che i primi due mesi (di cui uno è già bello che passato) sarebbero stati più che altro di gestione e management, mentre (si spera) che i successivi abbiano in serbo cose più interessanti. E di conseguenza ho messo in conto anche di avere pazienza e aspettare.
Sarà la sensazione di dover rendere conto a qualcuno a turbarmi... A Gaza, come dicevo, me la sono più o meno suonata e cantata come ho voluto, con un controllo minimo e un'autonomia enorme.
E non è la situazione più frequente, ovviamente.
E' normale avere qualcuno che verifica quello che fai e come lo fai, e oltretutto a quanto pare questo non rappresenta più un grosso problema nemmeno qui con la mia capa, che mi sta dando fiducia e un pò di carta bianca ultimamente.
Eppure...

I colleghi sono tutti carucci. Non c'è nessuno con cui abbia avuto un 'colpo di fulmine', ma sono tutte persone carine con cui chiacchierare e fare due risate. Mi hanno inclusa nella famiglia e, soprattutto con le ragazze, stiamo pianificando gite ed escursioni.
Eppure.
Certo, non ho conosciuto nessuno al di fuori dei colleghi, anzi non sono proprio quasi uscita dall'ufficio a dirla tutta... Un mese di clausura, in un certo senso, che potrebbe non essere il massimo per la motivazione e l'umore. Ma non mi sento nemmeno particolarmente attratta dalla vita sociale in genere, se mi invitassero a una festa ovviamente andrei, ma non è che sbavi alla prospettiva...

Il posto, come ho già detto, è molto interessante, intravedo un gran fervore a livello culturale, artistico, i paesaggi sono molto belli, ci sono località turistiche a pochi passi, basta organizzarsi, e non mancano ristoranti e bar molto piacevoli in cui passare belle serate. 
Eppure.
Sarà che sento gente lamentarsi di continuo, scontenta della poca libertà di movimento (lo dicono a me che vengo da un anno a Gaza), del traffico e dell'inquinamento (lo dicono a me che vengo da Roma), dell'attitudine della gente che vive in un paese difficile dove tutto è corrotto e niente progredisce (e che devono dire quelli del Ciad, del Centrafrica, del SudSudan?)... Mi sarei aspettata persone entusiaste di essere (e che caspita!) ai caraibi, a lavorare in un paradiso, e invece tutti hanno qualcosa da ridire, qualcosa che non gli va bene e, chi più chi meno, saranno contenti quando se ne andranno.

Insomma, un pò penso che sia la 'sindrome dello zingaro', che se da una parte non è capace di stare a casa sua più di qualche mese, dall'altro ha fatto l'abitudine ai nuovi posti e alle nuove esperienze e dopo qualche anno non prova più l'entusiasmo che lo illuminava all'inizio... Mi ricordo come fossero ieri i primi mesi in Burkina, quando mi guardavo in giro e per qualsiasi cosa vedessi mi sentivo scoppiare dentro una gioia irragionevole di essere lì, in quel posto, in quel momento, che non posso dimenticare. Quel tipo di entusiasmo non torna più, anche se non ho mai smesso di sentirmi viva quando sono in viaggio. E anche qui sento l'ebbrezza della novità, della sfida, della scoperta, ma certo non è con lo slancio e l'euforia dei primi anni, del Burkina e del primo Ciad...

Ma questo è normale, mi dico, per cui dev'esserci qualche altra cosa che non mi funziona...ma non la trovo...

Non che stia male, attenzione... Però boh, manca qualcosa alla ricetta.
Continuo a fare il paragone con Gaza, inevitabilmente, fresca nella memoria... Lì non avevo niente, a parte una casa brutta ma comoda, un paio di gruppi di amici che vedevo una volta a settimana e colleghi palestinesi amichevoli e gioviali. Ma (e lo dico con obiettività, non alla luce degli sviluppi successivi) avevo S, che sin da subito, dal primo giorno, non so come mi ha fatta sentire a casa, ha creato un clima casalingo, appunto, che pur in una quotidianità non particolarmente varia ha (evidentemente, me ne accorgo solo ora) rappresentato un porto sicuro, un'armeggio, un nido in cui rintanarsi per ricaricare le batterie e ripartire di slancio. Qui invece la sensazione di essere in una guest house, in una terra di nessuno, pervade l'ambiente e lo mantiene asettico, anche se non ostile. Un luogo in cui tutti vanno e vengono, si fanno le loro cose, a volte anche insieme, ma senza anima, umano ma al tempo stesso spersonalizzato...

Boh, non lo so nemmeno io, forse capita lo stesso a chi passa da un piccolo studio a un'azienda su 4 piani... e io qui estendo la metafora anche alla vita dopo il lavoro, visto che è tutto piuttosto amalgamato per me/noi.

Comunque, giro pagina, domani è un altro giorno e si riparte, testa alta, spalle dritte, baldanzosa e ottimista.

Ma si, và.
:)

...Sarà che si diventa grandi?...

Finalmente le cose vanno un pò meglio!

Mi sono ambientata, dopo quasi un mese, e comincio a sentirmi a mio agio.
Come dicevo, qui non è stato un colpo di fulmine immediato, per quanto il posto sia molto interessante e i colleghi simpatici e accoglienti. Ma a Gaza era tutto più caloroso, un pò per il carattere degli arabi, e un pò perchè tutti erano super welcoming visto che per loro uno straniero è un ponte verso il mondo che a loro non è permesso visitare. Mentre qui, a parte qualche Haitiano particolarmente espansivo, le persone sono gentili ma non affabili, non particolarmente interessate ai nuovi venuti, che sono peraltro sempre tanti e di conseguenza meno esotici.

Comunque all'inizio non mi sono sentita molto a mio agio soprattutto a causa del lavoro, ancora una volta molto diverso da quello di Gaza (che, adesso mi rendo conto, è stata un'esperienza atipica visti tutti i lati positivi che ha avuto).
Mentre lì ho iniziato un progetto da zero, ero la prima del mio team a essere arrivata sul posto, ho avviato io tutte le mie attività, le ho impostate, le ho organizzate e me le sono gestite in tutta calma, qui mi hanno infilata nel mezzo del casino, tra progetti che sono stati impostati da altri, in super ritardo sulle scadenze, con mille procedure da imparare, senza avere il tempo di approfondire niente, ma solo con la fretta di chiudere, chiudere, raccogliere i documenti che mancano, organizzare, coordinare, gestire... Insomma, solo stress e poca sostanza. Il tutto con la spada di Damocle della mia capa in vacanza, che sarebbe tornata e avrebbe [probabilmente] avuto da ridire su scelte fatte, su scadenze non rispettate o su obiettivi non raggiunti.

Ero parecchio sotto pressione, devo ammettere, a tal punto che non riuscivo a godermi nemmeno i momenti di relax con i colleghi, la giornata al mare, il pomeriggio a cercare oggetti di artigianato locale o le sere a bere rum sour.

Poi, finalmente, la capa è tornata.
Abbiamo avuto 3 ore di riunione-fiume per fare il punto, con lei che come al solito sta a mille, iperattiva, scattosa, passa da un file all'altro saltabeccando da un argomento all'altro e parlando come una mitragliatrice.
Non è cominciata benissimo, ha storto il naso subito, quando le ho detto di non aver usato uno degli strumenti che mi aveva lasciato perchè non mi ci trovavo bene a livello di programmazione. Ma piano piano, discutendo, ha capito che le mie ragioni erano valide, che se avevo organizzato delle cose in modo diverso da come me le aveva predisposte lei è stato per un motivo, e alla fine mi ha ringraziata per il lavoro svolto. 

Uff...è stato un tale sollievo... Lei è estremamente esigente e corre come una spia, friggendo se gli altri o non le stanno dietro oppure deviano rispetto alla traiettoria che lei ha delineato. Ma pare che io sia ruscita a essere abbstanza calma e convincente da farla tranquillizzare e da farle accettare che certe cose erano meglio come le avevo impostate io. 

Non che sia finito tutto, adesso... Ci sono ancora un sacco di cose che ancora devo affrontare e risolvere, per cui lo stress non è ancora passato. Ma almeno ho l'impressione che lei sia un pò più rilassata nei miei confronti, e che mi lascerà un minimo di spazio per fare le cose che devo fare senza sentirmela addosso tutto il tempo.

Ed è una bella sensazione, perchè per la prima volta nella mia vita professionale ho avuto uno 'scontro' di vedute/impostazioni con qualcuno che mi deve supervisionare, uscendone alla fine con una (seppur minima) vittoria. E' ancora troppo fresco nella mia mente il ricordo di quando, a Roma, alla veneranda età di 35 anni, venivo presentata alla gente come una 'junior'... La sensazione di non avere autorità alcuna è troppo viva nella mia memoria, impressa nella mia autostima... Ma adesso, sono stata capace di fare delle scelte, di prendere delle decisioni, e di difenderle con calma e con la consapevolezza che erano decisioni valide. E questo ha pagato. E mi rende estremamente soddisfatta di me stessa :)

Quindi, dopo un inizio burrascoso, finalmente mi sto rilassando e inizio a godermi la situazione. Tra l'altro la capa mi ha offerto di restare un mese e mezzo in più, fino a metà ottobre, e penso di accettare, perchè tra un pochino dovrei poter finalmente iniziare la parte interessante del lavoro, cioè fare un pò di formazione alla mia architetta Jess, con cui lavoro e che è un pò l'equivalente del mio ingegnere di Gaza (infatti la chiamo Miss Abdalla).
Ma anche uscire a incontrare le altre organizzazioni per capire con chi e in che modo potremmo collaborare, iniziare a delineare un minimo di strategia per il futuro, provare ad avviare collaborazioni che possano aprirci qualche strada interessante, eccetera eccetera. E indubbiamente avere un mese in più di tempo sarebbe un bel vantaggio.

Ci penserò.

Comunque nel frattempo mi sono goduta un fantastico weekend con le mie colleghe a Jacmel, una città di mare a sud, famosa per le sue botteghe artigiane in cui fanno soprattutto mascheroni e oggetti in cartapesta e dove hanno una tradizione per il carnevale.






 















Prima ci siamo fermate a una piccola cascata tra le montagne e abbiamo fatto il bagno nel laghetto ai suoi piedi. Poi abbiamo pranzato con pesce alla griglia in un piccolo ristorantino sulla spiaggia, e poi siamo arrivate in albergo, un posto da sogno a picco su due spiaggette che danno su una baia protetta, in mezzo a palme, divanetti a bordo piscina, fiori e prati e bungalow in paglia e cocktail e pesce fresco...un sogno!
Invece il rientro a Port au Prince è stato un incubo, un'ora bloccate in mezzo al traffico, tra gli scarichi delle auto, i clacson, l'immondizia...

Già sogno il prossimo weekend!
:)








































Ultima cosa divertente: S. mi ha spedito un pacco, per tirarmi su di morale e per facilitare le comunicazioni fra di noi, visto che con 8 ore di fuso già sono abbastanza difficili. E adesso il mio pacco è a Miami...non si sa per quanto...
Capirai, un pacco dall'Iraq, in transito negli USA... come minimo lo fanno esplodere!!!uhauhauha



Saturday, 4 June 2016

Haiti blog, new entry




A new feature in the tales of our favourite wanderer, currently residing in Haiti, is this short update from me - S!
You may have noticed my initial, appearing from time to time on the Gaza blog, but yet to appear here on E's Haiti ramblings.... At her request, I bring you an update from Iraq, another part of the Handicap International ‘empire’, where I am currently working.

For those of you who don’t know me, I first met E in Gaza where she joined me on Handicap International's project. We worked and lived together. We became friends. We became close friends. We became more than close friends... :-). We now refer to each other as partners as the tags "boyfriend" and "girlfriend" seem a little young for us...
We now manage our relationship as best as we can across a divide of 11,078km, so Google tells me, and depending on the time of the day it can seem a lot more and occasionally less. Generally, as E goes to bed I am getting up, and this is the time of day we get our most contact. 

Occasionally it's the other way around. So at three in the afternoon I get a skype call from E, who just woke up. Not easy, as any of you who know E and what she is like first thing in the morning, will understand… Ten minutes of eye rubbing, yawning and addressing THAT hair, though, means that we at least get to see each other, and it makes me smile.

My work for HI concerns the removal of weapons from the battlefield, something I’ve been doing for several years now. It has taken me to some amazing places - Kosovo, Libya, Somalia, Gaza, South Sudan and now Iraq. All places are very different but the one thing that is the constant for me is that someone has been trying to destroy someone else with every conceivable weapon you can think of, and some that you can't. Many of these get left behind after the fighting has stopped and are obviously dangerous, so my job is to remove or destroy them so that the local population can return to a normal life - farming their land, walking down their street, going to school etc. without the threat to life.

In Iraq, the problem is immense. Daesh (or ISIS, IS, ISIL - dependant on what news channel you watch) have left behind not only conventional weapons that we are all familiar with, but also Improvised Explosive Devices, or IEDs. These are made to inflict major destruction and hopefully, in the eyes of the maker, death.
Regular accidents occur to people returning to their houses and their fields, or to people trying to set these IED's and Booby Traps off. Many soldiers from the Peshmerga (the Army of Kurdistan in Northern Iraq) have especially suffered, losing hundreds of men to these devices.
Unfortunately, another operator trained to remove these devices, a colleague of mine from Australia, was also killed whilst removing an IED from a farmer's field two weeks ago. This has had an effect on our small community of expat "technical experts" and an extra look skyward is now taken, to focus and to take extra care.
As I told E, I’ve only just found her and have no intention of leaving her just yet!

Life in Iraq is fairly good though (apart from the war happening 35kms away!). The city of Erbil, capital of the Kurdistan region, is very western in style and attitude. A "nice" place to live. Shopping malls and cinemas, hotels with swimming pools and pubs with beer make life easy when we have downtime. No bacon is to be found though...






























Time to send my copy to the ‘Editor’. I wonder how much she will edit and whether I’ll be allowed to contribute again............. :-)