Sunday, 19 June 2016

Riflessioni esistenziali contorte

No, decisamente c'è qualcosa che non gira bene qui...e non riesco a capire cosa sia...

Vengo da un weekend di relax assoluto, ieri sono stata a casa tutto il giorno, le mie colleghe mi hanno proposto la piscina ma, anche se all'inizio pensavo di andare, alla fine la pigrizia ha avuto il sopravvento e sono rimasta a casa a crogiolarmi beatamente nel nulla.
Oggi mi sono alzata ragionevolmente presto, ho declinato il loro invito ad andare verso la montagna e me ne sono stata in piscina tutto il giorno, comoda, rilassata, a leggere, nuotare, sonnecchiare, mangiare e whatsappare... Un idillio insomma... Sono fresca e riposata, domani al lavoro non mi aspetta niente che non sappia come gestire...

...E allora? Cosè che non mi torna? Perchè non mi sento completamente a mio agio? Cosa c'è che non gira per il verso giusto?

Il lavoro ha più o meno ingranato, sono meno stressata e più sicura. Non è la cosa più interessante del mondo, ma io in genere mi adatto abbastanza bene, mi metto a testa bassa e faccio quello che devo senza troppo interrogarmi se mi dà soddisfazione o no.
E alla fine quello che mi dà soddisfazione è aver fatto un buon lavoro, indipendentemente (entro certi limiti) dalla natura del lavoro stesso.
E poi ho messo in conto che i primi due mesi (di cui uno è già bello che passato) sarebbero stati più che altro di gestione e management, mentre (si spera) che i successivi abbiano in serbo cose più interessanti. E di conseguenza ho messo in conto anche di avere pazienza e aspettare.
Sarà la sensazione di dover rendere conto a qualcuno a turbarmi... A Gaza, come dicevo, me la sono più o meno suonata e cantata come ho voluto, con un controllo minimo e un'autonomia enorme.
E non è la situazione più frequente, ovviamente.
E' normale avere qualcuno che verifica quello che fai e come lo fai, e oltretutto a quanto pare questo non rappresenta più un grosso problema nemmeno qui con la mia capa, che mi sta dando fiducia e un pò di carta bianca ultimamente.
Eppure...

I colleghi sono tutti carucci. Non c'è nessuno con cui abbia avuto un 'colpo di fulmine', ma sono tutte persone carine con cui chiacchierare e fare due risate. Mi hanno inclusa nella famiglia e, soprattutto con le ragazze, stiamo pianificando gite ed escursioni.
Eppure.
Certo, non ho conosciuto nessuno al di fuori dei colleghi, anzi non sono proprio quasi uscita dall'ufficio a dirla tutta... Un mese di clausura, in un certo senso, che potrebbe non essere il massimo per la motivazione e l'umore. Ma non mi sento nemmeno particolarmente attratta dalla vita sociale in genere, se mi invitassero a una festa ovviamente andrei, ma non è che sbavi alla prospettiva...

Il posto, come ho già detto, è molto interessante, intravedo un gran fervore a livello culturale, artistico, i paesaggi sono molto belli, ci sono località turistiche a pochi passi, basta organizzarsi, e non mancano ristoranti e bar molto piacevoli in cui passare belle serate. 
Eppure.
Sarà che sento gente lamentarsi di continuo, scontenta della poca libertà di movimento (lo dicono a me che vengo da un anno a Gaza), del traffico e dell'inquinamento (lo dicono a me che vengo da Roma), dell'attitudine della gente che vive in un paese difficile dove tutto è corrotto e niente progredisce (e che devono dire quelli del Ciad, del Centrafrica, del SudSudan?)... Mi sarei aspettata persone entusiaste di essere (e che caspita!) ai caraibi, a lavorare in un paradiso, e invece tutti hanno qualcosa da ridire, qualcosa che non gli va bene e, chi più chi meno, saranno contenti quando se ne andranno.

Insomma, un pò penso che sia la 'sindrome dello zingaro', che se da una parte non è capace di stare a casa sua più di qualche mese, dall'altro ha fatto l'abitudine ai nuovi posti e alle nuove esperienze e dopo qualche anno non prova più l'entusiasmo che lo illuminava all'inizio... Mi ricordo come fossero ieri i primi mesi in Burkina, quando mi guardavo in giro e per qualsiasi cosa vedessi mi sentivo scoppiare dentro una gioia irragionevole di essere lì, in quel posto, in quel momento, che non posso dimenticare. Quel tipo di entusiasmo non torna più, anche se non ho mai smesso di sentirmi viva quando sono in viaggio. E anche qui sento l'ebbrezza della novità, della sfida, della scoperta, ma certo non è con lo slancio e l'euforia dei primi anni, del Burkina e del primo Ciad...

Ma questo è normale, mi dico, per cui dev'esserci qualche altra cosa che non mi funziona...ma non la trovo...

Non che stia male, attenzione... Però boh, manca qualcosa alla ricetta.
Continuo a fare il paragone con Gaza, inevitabilmente, fresca nella memoria... Lì non avevo niente, a parte una casa brutta ma comoda, un paio di gruppi di amici che vedevo una volta a settimana e colleghi palestinesi amichevoli e gioviali. Ma (e lo dico con obiettività, non alla luce degli sviluppi successivi) avevo S, che sin da subito, dal primo giorno, non so come mi ha fatta sentire a casa, ha creato un clima casalingo, appunto, che pur in una quotidianità non particolarmente varia ha (evidentemente, me ne accorgo solo ora) rappresentato un porto sicuro, un'armeggio, un nido in cui rintanarsi per ricaricare le batterie e ripartire di slancio. Qui invece la sensazione di essere in una guest house, in una terra di nessuno, pervade l'ambiente e lo mantiene asettico, anche se non ostile. Un luogo in cui tutti vanno e vengono, si fanno le loro cose, a volte anche insieme, ma senza anima, umano ma al tempo stesso spersonalizzato...

Boh, non lo so nemmeno io, forse capita lo stesso a chi passa da un piccolo studio a un'azienda su 4 piani... e io qui estendo la metafora anche alla vita dopo il lavoro, visto che è tutto piuttosto amalgamato per me/noi.

Comunque, giro pagina, domani è un altro giorno e si riparte, testa alta, spalle dritte, baldanzosa e ottimista.

Ma si, và.
:)

1 comment:

  1. cosa manca? secondo me proprio S che dà quel "nido" che ormai hai conosciuto e che non puoi far finta di non aver provato...

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