Tuesday, 11 October 2016

Bruxelles!

Ce l'ho fatta! 
Rieccomi su suolo europero, yeeee!!

Dopo 24 ore di viaggio (e sul '24' bisognerebbe fare la voce di Fantozzi quando parla della Corrazzata Potemkin) ho finalmente raggiunto terra, anche se chiedere di poter andare direttamente a casa sarebbe stato chiedere troppo. 
Si perchè mi tocca passare 2 giorni a Bruxelles, nella sede decentralizzata della mia organizzazione, per incontrare la bellezza di 2, dico 2, persone... E poi finalmente mi faranno andare a casa :)

Lasciare Haiti è stato molto strano, soprattutto per la dinamica. Visto cha casa mia è stata requisita dagli urgentisti (li chiamano così), i miei capi mi hanno fatto traslocare nell'altra guest house (quella dove ho trascorso i giorni dell'uragano) per un giorno!
All'inizio la cosa mi ha scocciata non poco: ma ti pare che dopo 5 mesi devo raccattare tutta la mia roba in fretta e furia e trasferirmi per l'ultima notte in un'altra stanza e in un'altra casa? Ma non potevate resistere ancora un pò e aspettare che mi levassi dalle balle definitivamente? Tra l'altro gli urgentisti continuavano a dirmi che loro sono abituati a dormire anche per terra, quindi non gli importava nulla di passare una notte sul divano, se io fossi restata nella mia camera...

Ma in fondo è stato meglio così: a parte il disagio del trasferimento, mi stavo sentendo estranea in casa mia. A fine missione uno dovrebbe essere a proprio agio nella casa in cui ha vissuto, e magari passare le ultime ore con gli amici che si è fatto. Io invece mi sono ritrovata in casa 6 persone sconosciute, che hanno invaso tutti gli spazi disponibili con i loro computer e le loro telefonate, e che erano super concentrati sul loro lavoro a qualunque ora del giorno e della notte; per cui io andavo in giro in punta di piedi per casa mia, cercando di disturbare il meno possibile. Ma quando me ne sono andata e mi sono potuta rilassare nell'altra casa, alla fine, è stato un sollievo (anche se lì ero praticamente da sola perchè gli altri colleghi sono già ripartiti tutti...che strana cosa...).

Il viaggio di rientro è andato bene, anche se è stato mortalmente lungo:
Port au Prince-Pointe a Pitre-Paris Orly-bus per Paris Charles de Gaulle-treno per Bruxelles Midi-shopping d'emergenza-taxi per albergo-sistemazione in camera, disfa la valigia e mettiti comoda-rifai la valigia e rivestiti-taxi per altro albergo-ri disfa la valigia-svieni sul letto.

Già, perchè quando sono arrivata, ovviamente, ero in canottiera e infradito...ma a Bruxelles il 10 ottobre hanno smesso di portare i sandali da circa due mesi...e io, come una tonta, non avevo considerato questo aspetto quando ho portato in Italia tutti i miei vestiti pesanti...
Quindi, la prima cosa che ho fatto sbarcata alla stazione è stata infilarmi nel primo negozio che ho trovato e comprare un piumino, un maglione e una sciarpa, per non morire di polmonite. Le commesse sono state molto gentili, mi hanno anche permesso di smucinare nella valigia per trovare i calzini e le scarpe e cambiarmi nel loro camerino. Ma devono aver pensato che ero matta, in ciabatte e mezze maniche, con una faccia e dei capelli che sembravo scappata da casa...

Poi, tenendomi insieme con la pura forza di volontà (per il mio corpo erano le 4 del mattino)  arrivo in albergo e scopro che hanno fatto casino con le prenotazioni, e quindi in teoria non ho una stanza. Ma la concierge mi assicura che si arrangerà (glie lo chiedo due volte per essere sicura), mi da una chiave e mi spedisce in camera. Io quindi mi sistemo, stendo i panni, mi metto comoda e sono pronta a sdraiarmi finalmente un pò, quando squilla il telefono e mi dicono che devo trasferirmi in un altro hotel! Me li sarei mangiati.
Quindi richiudi tutto, rivestiti, riprendi un taxi, e finalmente arranca fino in camera e collassa.

Solo che ho collassato un pò troppo! La sveglia non è suonata e ho dormito dalle 4 di pomeriggio alle 11 di sera! Maledetto jet lag... E a mezzanotte sono uscita fresca fresca (si fa per dire) a cercare qualcosina da mettere sotto i denti, in una Bruxelles semideserta (in questa zona e di martedi sera) ma in cui per fortuna i kebbabbari non vanno mai a dormire...

Insomma, cari amici e care amiche (faccio finta che il mio pubblico ammonti a un numero plurale di individui :), rieccomi in Europa, finita anche questa avventura...per fortuna!
Non so bene che ne sarà di me adesso, ma per il momento vi lascio e mi godo un pò di riposo, senza pensieri nè stress. 

Ci sentiamo alla prossima puntata, dovunque sia!
Un abbraccio,
E.

PS: bisognerà proprio che vada a fare un giro in Guadalupe o in Martinica un giorno... o alla Reunion, o in un altro di sti posti d'outremer... Già il fatto di pagare in euro è bizzarro, dato che sei alle antille... Ma persino dall'aereo si capisce che è tutto molto molto particolare.
Sto parlando di quelle isole che ancora sono territorio francese, come Guadalupe appunto, dove ho fatto scalo. Ed è Francia-Francia, non ex colonia o protettorato. E' proprio territorio francese. E, come dicevo, anche solo guardando giù dall'aereo ti rendi conto che è un posto diverso da quelli limitrofi, che sono ex colonie ma indipendenti. Già dai tetti delle case si capisce: ad Haiti ad esempio è tutto un profluvio di lamiera metallica, come dappertutto in questi paesi, mentre Pointe a Pitre dall'alto è coperta da tetti rossi, blu e verdi, il che mi fa pensare che siano coperture in fibrocemento, isolanti e ben fatte.
E poi le strade, asfaltate e illuminate... E i condomini, è pieno di quartieri con palazzine di 4/5 piani, con parcheggio e giardinetto, che sembra di essere a Ginevra...
Davvero, mi è venuta la curiosità di vedere più da vicino uno di questi pezzetti caraibici di Francia...chissà...

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